Un settore affollato per il brand naming? la moda.

Quali sono le tendenze di brand naming nella moda e come fanno i nuovi player del fashion a distinguersi? Se c’è una costante in questo settore che vive di stagionalità, è l’unicità nel lifestyle. La moda è tutto ciò che definisce e rende unico il nostro stile: dagli occhiali alle scarpe, dal profumo alla borsa. I designer ambiscono a creare prodotti che evochino questa unicità rendendola desiderabile, coprendo – se possibile – l’intero spettro del Total Look. Per questo devono coniare un nome che faccia pensare cartesianamente: “Indosso dunque sono”.


Il dilemma del total look e la registrazione del marchio

È proprio il concetto di Total Look a rappresentare la prima grande difficoltà. Chi deve creare e tutelare (registrando come marchio) un nome nella moda è obbligato a effettuare controlli estesi su categorie di prodotti anche molto distanti: non solo abbigliamento, pelletteria, accessori, gioielli, occhialeria e profumeria, ma anche ambiti lontani come automotive (auto special edition a marchio fashion) e tecnologia (cellulari griffati).

Quando il nome che si vuole tutelare è disponibile solo in alcune classi merceologiche, si impone una scelta: registrarlo rinunciando ad altre aree di business o cercare un altro nome. Un processo lungo e complesso, soprattutto in un settore dai tempi molto rapidi.


Le tendenze di brand naming nella moda

1. Il nome del designer

Se moda è sinonimo di unicità, il modo più diretto per comunicarla è usare il nome del designer. È la mente creativa da cui nascono le collezioni, il volto che rappresenta l’identità del brand.

Esempi: Daniele Alessandrini, Brunello Cucinelli, Alexander McQueen, Stella McCartney, Christian Louboutin, Issey Miyake.

Il nome personale funziona a livello globale, in tutte le lingue, e rappresenta anche un investimento in personal branding per lo stilista stesso.


2. Marchi di fantasia e minimalisti

All’estremo opposto troviamo i brand di fantasia, spesso con nomi cortissimi e astratti: Cos, Arket, Kuxo, And, It’s, El, A, 8.

Questa scelta esprime originalità, ma in chiave democratica e globale. È la logica di gruppi come H&M, che puntano su nomi brevi, facili da ricordare e fortemente tutelabili.

⚠️ Attenzione però: portata all’estremo, questa tendenza genera brand difficili da leggere, scrivere o ricordare (_M Gray, %percent, 0039 Italy).

Un vantaggio concreto? L’ordine alfabetico e di ricerca: nomi con lettere iniziali o simboli tendono a comparire prima in elenchi online e cataloghi fieristici, aumentando la visibilità dei nuovi brand.


3. Naming creativo e strategico

Esiste anche una terza via, più originale e strategica: scegliere un nome che racconti uno stile di vita o uno storytelling preciso.

  • Le Slip Français → gioca sull’identità nazionale, rendendo la “francesità” sinonimo di lifestyle.
  • Profumi come La Petite Robe Noire (Guerlain) o La Vie est Belle (Lancôme) usano il naming narrativo, trasformando il prodotto in una storia.
  • Acne Studios → naming provocatorio che ha saputo ribaltare un termine negativo in elemento distintivo.

Il ruolo del web e delle nuove strategie

Abbiamo analizzato oltre 8.200 brand di moda femminile su YOOX, marketplace di riferimento internazionale. Oltre a confermare le tendenze viste, emergono altri spunti interessanti:

  • Moda nella moda: hashtag e domini (.it, #Hashtagmart) sfruttano il linguaggio del web, ma rischiano di invecchiare velocemente.
  • Lettere affollate e lettere rare: la M e la A dominano, mentre X e Y sono poco usate ma distintive (Xacus, Xìrena, Ÿù).
  • Corto è bello: oltre 1.100 brand hanno 5 lettere o meno. Una scelta vincente in termini di memorabilità, ma rischiosa se il nome è troppo simile ad altri.

Conclusione

Il naming nella moda è un esercizio creativo ma soprattutto strategico.
Che si scelga il nome del designer, un marchio minimale o un naming narrativo, il successo dipende dalla capacità del brand di:

  • comunicare unicità e lifestyle,
  • essere tutelabile a livello internazionale,
  • funzionare nel mondo digitale e nei marketplace globali.

Nel fashion, dove tutto ruota intorno all’identità, il brand naming è il primo passo per distinguersi e costruire valore duraturo.

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