Oltre il fashion designer: Vestiaire Collective e altri nomi inventati nel mondo della moda

Con Pitti Uomo alle porte [si svolgerà dal 14 al 17 giugno a Firenze come ogni anno], ci piace curiosare su come i player della moda grandi e piccoli si comportano quando è il momento di darsi un nome.

A farla da padrone è [quasi] sempre il nome del fashion designer, dai più espliciti come Giorgio Armani ai più celati come Adidas che altro non è che l'acronimo di Adolf [detto Adi] Dassler. Questo avviene sicuramente perché la moda è nata con i grandi couturier e perché oggi come oggi un nome deve raccontare una storia e il mondo è assetato di persone con una storia di passione e dedizione intorno a sé, come spesso avviene per i fashion designer dei nostri tempi.

Ma non mancano esempi riusciti di nomi inventati, nati dalla rielaborazione spinta del nome dei fondatori fino a farne perdere quasi completamente le tracce, oppure del tutto nuovi. Tra i nostri preferiti di questa seconda categoria, dai più noti ai meno noti, ci sono:

  • Dsquared2 che nasce da una rielaborazione spinta dei nomi dei due fondatori, Dean e Dan, e crea un gioco di parole intrigante e al tempo stesso una immagine potente e controcorrente nel settore;
  • D.A.T.E. che trasforma le iniziali dei nomi dei quattro fondatori in una parola che evoca un modo giovane, fatto di incontri e - appunto - storie da raccontare;
  • Peuterey, nome geografico non molto conosciuto, dalla sonorità non immediatamente chiara ma senza dubbio non inglese, che veicola anche un senso di mistero e vaghezza;
  • DRUNKNMUNKYche prende una scimmia, soggetto già di per sé curioso e che sul web va fortissimo, la ubriaca ed elide o modifica gran parte delle sue vocali senza alterare l'immagine complessva;
  • Maison Kitsuné, dove entra in gioco un altro animale, la volpe, che in giapponese è anche uno spirito buono/spirito guida;
  • SuperDry, che associa al prefisso "super" un aggettivo che non ti aspetti per trasmettere energia e democrazia nel lifestyle;
  • Take a Way Clothing, ben connotato anche nel nome come fashion brand ispirato alla vita nomade e avventurosa dei motociclisti;
  • The Kooples, una combinazione di inglese e francese che evoca il concetto di coppia per un brand il cui obiettivo è proprio ricreare il guardaroba di una coppia di amanti.

Abbiamo dato anche noi il nostro contributo quando alcuni anni fa abbiamo creato il nome Vestiare Collective, la risposta internazionale e l’evoluzione del brand Vestiaire de copines.

Il nome originale soffriva di una  sonorità troppo spiccatamente francese e risultava restrittivo in termini di servizi offerti e di promessa.

Abbiamo coniato Vestiaire Collective perché questo nome gioca palesemente sulla doppia appartenenza francese e inglese ed evidenzia l’aspetto risolutamente comunitario del sito pur conservando la filiazione con la denominazione iniziale.

Ancora più pronti per il mercato internazionale.